Azione educativa

L'inizio e l'inserimento

Nell’inaugurarsi della nuova avventura scolastica, per i bambini nuovi iscritti si deve considerare il tempo necessario perché si sviluppi adeguata sintonia con persone, spazi e ritmi nuovi. Il tempo dell’inserimento è un tempo per il bambino ma è anche un tempo per la famiglia che entra in una dimensione educativa nuova. La scuola incontra la famiglia per un colloquio conoscitivo e per condividere il piano dell’offerta formativa. Con il colloquio si definiscono la modalità dell’inserimento che prevede, per la prima settimana, un calendario di appuntamenti quotidiani con il gruppo classe, di una o due ore. Nei giorni a seguire, ci si avvia progressivamente all’orario scolastico completo. Il colloquio di inizio anno riguarda anche i genitori dei bambini che già hanno frequentato la scuola dell’infanzia e permette di raccogliere gli elementi necessari per riprendere le attività avvertiti delle attenzioni da tenere presenti dopo l’interruzione estiva.

La proposta educativa

Educare è permettere al bambino di conoscersi e di scoprire che i “frammenti di esperienza”, che variamente accumula, si legano e sottendono significati. I “perché” che esprime sono l’espressione più esplicita della domanda di significato. L’adulto offre l’opportunità di riflessione su ciò che avviene e si costruisce insieme, il bambino diventa così più consapevole della sua crescita complessiva. In questo dinamica, la realtà diventa fonte continua di interesse e scoperta.

Il bambino

Il bambino è una persona piena di ricchezza, il suo esserci a scuola vale per il patrimonio esclusivo di vita che porta. Ogni aspetto e potenzialità della sua persona viene preso in considerazione perché sviluppi la stima di sé e delle sue possibilità. All’ingresso nella Scuola dell’Infanzia, il bambino ha già la sua storia personale e un patrimonio di atteggiamenti e capacità. Al compimento dei tre anni è capace di interagire con i coetanei e con gli adulti, anche al di fuori dei legami parentali.

Il gruppo degli insegnanti e il docente tutor

Gli educatori si cimentano in un “fare” inteso come ricerca fiduciosa di quanto le cose possono “dirci”. Condividono questo approccio, proponendolo al bambino per il suo stesso personale cammino, fatto di ricerca, di esperimenti, di stupore, di domanda. La proposta è innanzitutto di metodo. Il bambino è coinvolto in un rapporto personale con l’intera comunità di adulti che si esprime unita per lo “stile” che propone. Il percorso formativo viene registrato in un apposito diario personale di cui è responsabile il docente tutor assegnato a ciascun bambino. Il tutor comunica stabilmente con la famiglia condividendo l’evolversi della crescita, le positività raggiunte e le eventuali criticità da affrontare. Il collegio docenti si ritrova settimanalmente per condividere l’azione didattica e per ritrovare rinnovata consapevolezza del compito educativo. Si discutono difficoltà, problematiche, progetti. Si individuano strategie. Si commenta e si aggiorna il diario personale dei bambini.

La famiglia

La Scuola dell’Infanzia si pone come contesto significativo, organizzato e consapevole, di supporto alla responsabilità educativa e formativa della famiglia. La famiglia si coinvolge nel percorso scolastico del bambino, vivendo con lui la certezza che la scuola è un contesto positivo. La proposta educativa della scuola viene condivisa con la famiglia in un rapporto di reciproca fiducia, più visibile nelle occasioni di: assemblee generali per riflettere e confrontarsi sulle linee scelte dalla scuola, assemblee di sezione omogenea (bambini coetanei) per la verifica del lavoro che si sta sviluppando, colloqui personali con il docente tutor o con il dirigente e anche le occasioni solenni di festa.

Il metodo – l’esperienza

Il metodo educativo è caratterizzato dall’esperienza vissuta. Il bambino ha bisogno che ogni proposta parta da una esperienza concreta, sensibile, sperimentale. Tipica è l’espressione “guarda!” con la quale coinvolge l’insegnante ogni qualvolta rimane egli stesso sorpreso da ciò che è accaduto. L’esperienza è vera se ha una risonanza nell’intero mondo interiore e mobilita l’intelligenza, l’affettività, la curiosità, ma anche la fisicità e i sensi del bambino. Non è solo il “fare”, è piuttosto creare le condizioni perché il bambino possa compiere un passo in più nella consapevolezza di ciò che gli accade. L’esperienza genera quindi una coscienza di sé e una possibilità di crescita. Ecco la ragione della didattica ricca e articolata in lingua inglese, dell’attività motoria, dell’attività musicale, dell’attenzione alla cura del linguaggio, delle varie attività manipolative, dei giochi logici e soprattutto del gioco libero, libero per il bambino ma non per l’adulto che osserva, guida, valorizza ciò che il bambino, in un’attività che noi chiamiamo gioco, intraprende.

Il gioco
è la modalità principale che il bambino vive nel suo imbattersi con la realtà. È caratterizzato dalla sua stessa iniziativa ed è vissuto in modo costruttivo ed efficace nel momento in cui avverte che l’adulto ha stima di quello che lui sta facendo. L’adulto offre un tempo e pensa allo spazio; nel gioco c’è un bambino che sperimenta e un adulto che partecipa osservando, intervenendo, permettendo che qualcosa accada, sostenendo le relazioni, introducendo elementi nuovi e lasciandosi anche coinvolgere. Secondo questa dinamica si realizzano anche le attività didattiche più strutturate, che richiedono l’energia dell’impegno utile ad entrare in una nuova consapevolezza e abilità secondo un percorso che è l’adulto a suggerire siano esse di tipo motorio, manipolativo, linguistico o creativo.

primo giorno spettacolo

Inizia una nuova avventura

bimba impasta biscotti

Piccoli chef crescono

bimba prepara gnocchi

Mettiamo le mani in pasta! 

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Prepariamo tutti insieme le mousse

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